Sinistra italiana chiede tavolo sul gas per il distretto ceramico
Sinistra Italiana sostiene il 14 ottobre l'interrogazione Grimaldi per tetto al gas, tavolo di settore e decarbonizzazione del distretto ceramico.
Sinistra Italiana di Modena e Reggio Emilia sostiene l'interrogazione di Marco Grimaldi che chiede al Governo un tetto al prezzo del gas, incentivi per la transizione energetica e un tavolo di settore per il distretto ceramico, dove secondo le Federazioni Confindustria stima 50.000 posti a rischio, mentre altri Paesi europei avanzano con idrogeno e contratti di decarbonizzazione.
Le Federazioni provinciali di Sinistra Italiana di Modena e Reggio Emilia hanno sostenuto il 14 ottobre un’interrogazione parlamentare a difesa del distretto ceramico. L’atto è stato depositato dall’onorevole Marco Grimaldi al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, come spiega il comunicato di Grimaldi. Chiede un tetto al prezzo del gas per le imprese energivore, oltre a incentivi all’efficienza e all’autoproduzione.
Richiede anche un tavolo di settore urgente con sindacati, associazioni datoriali ed enti territoriali. Sullo sfondo c’è la dichiarazione del presidente di Confindustria Ceramica che, l’8 ottobre, ha affermato che a questi prezzi non si può più produrre. Il prezzo di riferimento è il gas a 80 euro al megawattora.
Cosa rischia il distretto ceramico tra Modena e Reggio Emilia
Le aziende ceramiche tra Modena e Reggio Emilia generano un fatturato di 7,5 miliardi di euro. Occupano almeno 30.000 lavoratrici e lavoratori. È una delle eccellenze del manifatturiero italiano, ma la bolletta del gas sta comprimendo i margini fino a rendere la produzione antieconomica.
Secondo le Federazioni, Confindustria stima 50.000 posti a rischio entro tre anni. Le imprese rischiano di anticipare lo stop invernale dei forni, mentre la cassa integrazione risale. Il nodo, per Sinistra Italiana, è che il Governo risponde a una crisi strutturale con misure congiunturali. Le Federazioni parlano di cerotti su una ferita che richiede una strategia industriale.
Le condizioni poste nell’interrogazione sono due. Nessun euro pubblico senza garanzie verificabili sui livelli occupazionali. E premi rafforzati per chi investe nella transizione energetica, grandi e piccole imprese, con percorsi agevolati per i piani di ricerca che riducono la dipendenza dal gas.
«Il Made in Italy si difende creando le condizioni per produrre, non con proclami trionfalistici, ma spesso lontani dalla realtà», dichiarano le Federazioni di Sinistra Italiana.
La roadmap di Sinistra Italiana e lo studio del 2021 mai attuato
Il punto più delicato dell’interrogazione riguarda il tempo perso. Nel luglio 2021 lo studio «Strategia per la decarbonizzazione dei settori Hard to Abate» indicava la strada. Lo studio era stato voluto dalle stesse associazioni industriali, Confindustria Ceramica compresa, con il Boston Consulting Group. Proponeva un fondo dedicato e investimenti in ricerca e sperimentazione, da completare in questo decennio.
Le tecnologie indicate erano precise: forni ibridi, miscele metano-idrogeno, recupero di calore, elettrificazione. Cinque anni dopo, secondo le Federazioni, il Governo non ha attuato nulla. Il piano del 2021 resta senza attuazione.
Le responsabilità, aggiunge il documento, non si fermano a Roma. Anche a livello regionale e locale la burocrazia ha troppo spesso rallentato lo sviluppo delle rinnovabili. Il territorio è così rimasto più esposto alla dipendenza dal gas importato.
Castellón, Svezia e Germania: cosa hanno fatto gli altri
Mentre la roadmap italiana rimaneva nel cassetto, altri Paesi sono andati avanti. A Castellón, sede del distretto ceramico rivale, bp e Iberdrola hanno completato un elettrolizzatore da 25 MW che produce idrogeno verde per la raffineria di bp: non è un impianto della ceramica, ma porta l’idrogeno nello stesso territorio. La Spagna ha finanziato un piano da 2 GW di idrogeno verde entro il 2030.
In Svezia lo stabilimento di Boden entra in produzione proprio quest’anno. Era stato annunciato nel 2021, lo stesso anno dello studio italiano. La Germania ha invece varato i Klimaschutzverträge, contratti «carbonio per differenza» della durata di quindici anni.
Con questi contratti lo Stato copre alle imprese il costo della riconversione. La prima asta, del 2024, valeva 4 miliardi di euro. Sono strumenti di politica industriale a lungo termine, non sussidi congiunturali. Danno alle imprese energivore la certezza di orizzonte necessaria per pianificare gli investimenti.
«Perché le indicazioni delle soluzioni emerse dallo studio cui hanno partecipato le imprese ceramiche nel 2021 sono state colte a Castellón e non a Sassuolo?», chiedono le Federazioni.
Chi guadagna e chi resta indietro nella corsa energetica
La domanda delle Federazioni merita di essere letta senza retorica. Un tetto al prezzo del gas aiuterebbe subito tutte le imprese energivore. Senza vincoli occupazionali verificabili, però, il rischio è finanziare la produzione senza tutelare l’occupazione.
Un piano di transizione con incentivi all’autoproduzione e alla sperimentazione agisce in modo opposto. Le stesse Federazioni lo riconoscono: non tutte le aziende hanno le stesse forze, e proprio per questo lo Stato deve accompagnare, non abbandonare.
C’è anche una questione di tempistica. Per le Federazioni il ritardo non è una scelta strategica, ma il risultato di un vuoto di politica industriale durato cinque anni. Senza un fondo dedicato, il ritardo diventa strutturale.
Interrogazione Grimaldi: le tre richieste al Governo
L’interrogazione presentata dall’onorevole Marco Grimaldi contiene tre richieste operative. La prima è un tetto al prezzo del gas per le imprese energivore. La seconda sono incentivi all’efficienza energetica e all’autoproduzione, con percorsi agevolati per le imprese che si impegnano in piani di ricerca e sperimentazione.
Le Federazioni chiedono infatti perché non si incentivino studi che possano portare concretamente alla sostituzione del gas naturale con biogas, biometano o idrogeno. La terza è la convocazione urgente di un tavolo di settore con sindacati, associazioni datoriali ed enti territoriali. Sinistra Italiana chiede inoltre una legge di bilancio che trasformi i sussidi in una vera strategia industriale, e un tavolo permanente sul territorio.
Per le imprese del distretto la posta concreta è duplice. Da un lato c’è la sopravvivenza produttiva del breve periodo. Dall’altro c’è l’accesso a incentivi rafforzati per la transizione energetica. La risposta del Governo all’interrogazione sarà il primo indicatore di quale strada verrà seguita. Resta aperta la questione regionale: il rallentamento burocratico sulle rinnovabili, denunciato dalle Federazioni, riguarda anche l’Emilia-Romagna e resta da sciogliere a livello locale.
Fonti:
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