L'IA raddoppia la domanda elettrica: la sfida per la ceramica
La domanda elettrica accelera con l'IA: la IEA stima 1.300 TWh per i data center nel 2035, mentre rinnovabili e accumuli guidano la risposta energetica.
L'intelligenza artificiale sta facendo esplodere la domanda elettrica globale e la risposta passa soprattutto da rinnovabili e accumulo, con il gas collo delle turbine a gelto ormai saturo e il nucleare ancora lontano dalla ripresa. Per il distretto ceramico la conseguenza pratica è competizione crescente sull'energia stabile: conviene muoversi su efficienza, autoconsumo e digitalizzazione dei consumi.
La domanda elettrica mondiale sta accelerando sotto la spinta dell’intelligenza artificiale. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il consumo globale dei data center crescerà da 460 TWh nel 2024 a oltre 1.000 TWh nel 2030. Arriverà fino a 1.300 TWh nello scenario di base al 2035. Nel distretto ceramico di Sassuolo forni, presse e linee di smaltatura assorbono gran parte dei costi energetici di un piastrellista. Per questo la corsa non è un tema lontano. Determina i prezzi della banda elettrica, i tempi di connessione alla rete e la convenienza di autoconsumo e accumulo in azienda. Le risposte possibili passano dalle rinnovabili e dal gas, con il nucleare relegato a orizzonti più lunghi.
L’intelligenza artificiale fa esplodere la domanda elettrica
La spesa mondiale per l’intelligenza artificiale ha superato i numeri della bolla di internet. Raggiunge quasi 2.000 miliardi di dollari l’anno secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman. L’onda ha raggiunto anche l’Italia, come ricostruito da Federico Fubini sul Corriere: nella prima metà del 2026 Prysmian ha visto il fatturato dell’area “Digital Solutions” aumentare del 36,5% con l’utile lordo raddoppiato, mentre Ansaldo Energia ha registrato un aumento del 117% sul 2024 degli ordini di “nuove unità”, guidato dalla domanda di turbine a gas per data center negli Stati Uniti.
Il boom dell’IA si scontra con la fisica della rete. Dopo due decenni di crescita pressoché nulla della domanda elettrica americana, secondo Morgan Stanley servono circa 100 GW di potenza per i data center statunitensi entro il 2028. Turbine a gas, rinnovabili e accumulo competono per colmare il divario. Per il settore ceramico l’effetto pratico è duplice. Ci sarà più concorrenza sull’energia stabile e programmabile, la stessa che serve ai forni. Ci sarà anche più attenzione sulle flessibilità che Transizione 5.0 premia, dalla misurazione dei consumi di linea all’ottimizzazione dei cicli di cottura.
Turbine a gas: dalla crisi al boom
Il mercato delle turbine a gas ha vissuto tra il 2010 e il 2022 una grave flessione. Le cause furono la bassa crescita della domanda elettrica e la diffusione delle rinnovabili. La crisi causò migliaia di licenziamenti di personale qualificato. Oggi il quadro si è rovesciato: aziende dell’IA, fornitori di servizi internet su larga scala e industrie competono per la stessa risorsa scarsa, l’elettricità stabile e programmabile.
Colossi come GE, Siemens e Mitsubishi registrano un portafoglio di ordini che si estende per oltre cinque anni, con molte consegne già prenotate per il prossimo decennio. I produttori faticano però ad aumentare la produzione, dopo anni di contrazione. Chi pianifica oggi una nuova cogenerazione a gas o una sostituzione di impianto deve contare su tempi di consegna lunghi. Questo vincolo rafforza la strategia alternativa di efficienza e autoconsumo rinnovabile. Molte aziende del distretto l’hanno già avviata.
Rinnovabili e accumuli: la risposta principale
La crescita della domanda elettrica sarà soddisfatta soprattutto dalle rinnovabili. Nel marzo 2026 l’Unione Europea ha formalmente modificato la legge europea sul clima. Ha stabilito un obiettivo giuridicamente vincolante di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Secondo qualenergia.it, le associazioni del settore, che ricordano come i comparti europei delle rinnovabili impieghino oltre 1,8 milioni di professionisti diretti e 4,5 milioni indiretti, contribuendo per oltre 150 miliardi di euro al Pil dell’Ue, premono per un obiettivo altrettanto ambizioso sulle fonti rinnovabili.
Secondo le ipotesi che circolano a Bruxelles, la quota di rinnovabili sul consumo finale dovrebbe salire al 65-70%. La capacità elettrica verde dovrebbe arrivare tra 2.000 e 2.400 GW entro il 2040, rispetto ai circa 680 GW del 2024. Si tratta di triplicare la potenza installata in quattordici anni. Secondo la IEA, nei prossimi cinque anni le rinnovabili soddisferanno quasi la metà della domanda elettrica aggiuntiva. Gas e carbone seguiranno. Il nucleare partirebbe solo verso la fine del decennio.
Per l’Italia la posta è alta: il Paese acquista dall’estero l’80% dell’energia, principalmente gas e petrolio. Il ritardo autorizzativo frena proprio i progetti che un distretto energivoro potrebbe sfruttare. Il Ministero della Cultura ha negato autorizzazioni anche dopo la valutazione ambientale favorevole del Mase, e le Regioni sono lente. I progetti spaziano dal fotovoltaico sui tetti degli stabilimenti ai parchi di district heating. In Europa l’accumulo corre. Secondo EUPD Research le installazioni passeranno dai 34 GWh del 2025 ai 65 GWh del 2026. Le utility sono pronte a installarne 44 GWh nel solo 2026. Sullo sfondo, il ministro turco dell’ambiente Murat Kurum ha annunciato che l’elettrificazione sarà centrale alla COP31 di Antalya. L’obiettivo è convertire il 35% dei consumi energetici globali in elettricità entro il 2035.
Nei prossimi cinque anni le energie rinnovabili soddisferanno quasi la metà della domanda aggiuntiva, seguite dal gas e dal carbone».
Per un’azienda ceramica la lezione è concreta. Chi combina autoproduzione fotovoltaica, batterie e gestione intelligente dei carichi riduce l’esposizione ai picchi di prezzo. Questi picchi sono generati proprio dalla competizione con i data center. È anche il perimetro su cui i crediti d’imposta di Transizione 5.0 legano la digitalizzazione all’energia.
Nucleare: tempi lunghi e costi fuori controllo
Il nucleare resta una risposta lenta. Nel 2025 la nuova potenza solare ed eolica nel mondo ha raggiunto 669 GW, mentre quella nucleare è aumentata di soli 1,5 GW, come documentato dall’ultimo World Nuclear Industry Status Report coordinato da Mycle Schneider. Il rapporto rileva che l’elettricità eolica ha superato quella nucleare a livello globale nel marzo 2025, seguita dal solare ad aprile.
La quota mondiale di elettricità da nucleare si è dimezzata, passando dal 17,5% del 1996 all’8,8% del 2025. In occidente i progetti hanno mostrato lunghi tempi di realizzazione e costi lievitati oltre le previsioni. Il governo italiano punta ora sui piccoli reattori modulari, con l’obiettivo di 8-16 GW installati al 2050. Questi impianti potrebbero coprire l’11-22% della domanda elettrica nazionale. Resta che in occidente non esiste ancora un solo impianto SMR funzionante: una scelta definita rischiosa proprio per questo. Per un imprenditore del distretto significa che il nucleare non risolverà i problemi energetici della fabbrica entro questo decennio.
Data center: opportunità e opposizioni
I data center possono diventare una nuova occasione di rilancio della domanda elettrica, ma la corsa mette a dura prova la rete. In Italia le richieste di connessione hanno già superato 100 GW, anche se Terna stima prelievi effettivi nell’ordine di 2-3 GW al 2030. Arera sta mettendo in discussione un documento proprio sul tema delle connessioni. Secondo l’esperto Livio De Santoli, l’intervento mira a rimuovere l’ostacolo più alto per la corsa italiana.
La concentrazione delle richieste di energia da parte dei giganti del digitale sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema».
Non mancano opposizioni sociali. In Italia è nata la “Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center”. Il timore è che gli impianti compromettano il territorio a vantaggio di pochi. Un sondaggio Gallup del maggio 2026 mostra che il 71% degli americani si oppone alla costruzione di data center locali. Un 48% è fortemente contrario. Le preoccupazioni riguardano suolo, risorse idriche e impatto ambientale.
Chi ci guadagna e chi resta indietro nel distretto
La competizione per l’elettricità stabile premia le aziende ceramiche che hanno già fatto i compiti. Servono contratti energetici strutturati, monitoraggio puntato dei consumi di forno e di linea. Conta anche l’autoproduzione con accumulo. Chi resta con controparti standard e fabbriche non digitalizzate paga invece la fattura dell’accelerazione, sotto forma di prezzi e vincoli di connessione. C’è anche un rischio di complessità. L’ingegneria energetica richiede competenze che nel distretto sono scarse. Non ogni progetto di accumulo genera il ritorno promesso senza una strategia di carichi. Nel dibattito interno chi vede nelle rinnovabili una leva di competitività si scontra con chi teme costi e burocrazia. Il dibattito riflette un punto reale. Senza potenziamento delle reti, la crescita della domanda elettrica non premia solo i più attrezzati.
La finestra del triennio 2026-2028 per le scelte energetiche di fabbrica
I tempi della transizione energetica definiscono la finestra decisionale per le aziende ceramiche. Le rinnovabili copriranno quasi metà della nuova domanda entro cinque anni secondo la IEA, mentre turbine a gas e nucleare richiedono portafogli di consegne pluriennali o orizzonti al 2050. Nel frattempo il quadro normativo si sposta. L’obiettivo Ue del 90% di riduzione delle emissioni al 2040 è già legge. L’accumulo europeo raddoppia in un anno e Arera sta riscrivendo le regole delle connessioni. Per un imprenditore di Sassuolo la sequenza utile è chiara: misurare i consumi reali per linea, valutare autoconsumo e batteria, preparare la documentazione energetica richiesta dai bandi di digitalizzazione. Alcuni attendono la risposta del nucleare o una connessione alla rete in un sistema già saturo di richieste oltre 100 GW. Chi sceglie questa strada rischia di decidere troppo tardi. La competizione per l’elettricità stabile e programmabile avrà già scelto i vincitori.
Fonti:
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