Guerre, caro-energia e extraprofitti fossili: chi guadagna dalle crisi di petrolio e gas
Extraprofitti fossili: Nel secondo trimestre del 2026 le otto maggiori compagnie petrolifere quotate hanno registrato complessivamente quasi 93 miliardi…
Gli extraprofitti fossili del Q2 2026 mostrano come shock geopolitici trasformino la scarsità di offerta in profitti enormi per le major; la risposta pubblica finora è stata parziale. Le imprese ceramiche devono rafforzare efficienza e resilienza energetica per limitare l’impatto dei costi e beneficiare di eventuali fondi per la transizione.
Guerre, caro-energia e extraprofitti fossili: chi guadagna dalle crisi di petrolio e gas
Nel secondo trimestre del 2026 le otto maggiori compagnie petrolifere quotate hanno registrato complessivamente quasi 93 miliardi di dollari di utili netti. Questo fenomeno è la chiave per comprendere gli extraprofitti fossili e il loro impatto su imprese e cittadini. Nell’articolo riassumo i numeri principali e spiego le cause immediate dell’aumento degli utili. Confronto i profitti con i costi climatici e descrivo le misure fiscali adottate in Italia e in Europa. Alla fine propongo passaggi concreti che un’azienda ceramica del distretto di Sassuolo può mettere in pratica subito.
Introduzione: perché questo tema conta ora
L’inchiesta del Guardian citata nel materiale mette in luce che nel Q2 2026 l’utile netto aggregato delle otto major è stato di quasi 93 miliardi di dollari, rispetto a poco meno di 50 miliardi nel Q2 2025. Questa dinamica spiega perché il dibattito sugli extraprofitti fossili sia tornato centrale nelle scelte politiche ed energetiche. Per una ceramica energivora del distretto, capire questa relazione significa decidere se accelerare interventi su forni, smaltatura e recuperi termici. In alternativa, l’azienda può restare esposta alla volatilità dei costi. Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
Gli extraprofitti derivano da shock esterni di mercato e geopolitici, non da meriti industriali.
I numeri: utili e capitalizzazione delle major
Le otto società considerate sono Saudi Aramco, ExxonMobil, Chevron, Shell, BP, TotalEnergies, Eni ed Equinor. Nel Q2 2026 l’utile netto aggregato è stato di quasi 93 miliardi di dollari, contro poco meno di 50 miliardi nel Q2 2025. L’aumento è vicino al 90% ed è stato quantificato in oltre 700.000 $ di profitto al minuto secondo i calcoli riportati. Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
La capitalizzazione complessiva delle otto compagnie è aumentata di circa 600 miliardi di dollari, superando i 3.000 miliardi. Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
Risultati per singola azienda riportati nell’inchiesta: Saudi Aramco oltre 33 miliardi $ di utile, +34%. ExxonMobil 14,5 miliardi $ (il doppio rispetto a un anno prima); Chevron 12,2 miliardi $ (oltre 5 volte il risultato del 2025). Shell 9,84 miliardi $ (secondo miglior risultato trimestrale della sua storia); BP 5,73 miliardi $ (più del doppio rispetto al trimestre precedente). Equinor 3,2 miliardi $ (contro 1,8 miliardi $ un anno prima); Eni 1,4 miliardi $ (1,3 miliardi $ un anno prima). Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
I numeri mostrano profitti straordinari in un periodo di crisi delle forniture.
La capitalizzazione delle major è cresciuta di circa 600 miliardi di dollari.
Cause principali dell’aumento degli utili
L’aumento degli utili è riconducibile soprattutto all’impennata dei prezzi del petrolio seguita al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il conflitto ha provocato una grave interruzione delle forniture fossili. I prezzi WTI e Brent sono saliti ben oltre i 100 $ al barile tra aprile e giugno, trasformando la scarsità di offerta in margini elevati. Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
In un mercato dove i prezzi spot incidono rapidamente sui ricavi, società con esposizione upstream e nella raffinazione beneficiano degli aumenti. Queste società convertono gli aumenti di prezzo in utili netti. Per una fabbrica ceramica questo significa che i costi di gas per i forni o di carburante per i trasporti possono crescere rapidamente e senza preavviso, comprimendo margini e rendendo più urgenti interventi di efficienza.
Prezzi oltre 100 $/b tra aprile e giugno hanno alimentato profitti straordinari.
Contrasto tra profitti e costi climatici
Negli stessi mesi che hanno registrato profitti record si sono verificati ondate di calore eccezionali, siccità, incendi, alluvioni e migliaia di morti. L’articolo richiama studi che collegano le emissioni storiche delle maggiori compagnie fossili all’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore. Fonte: inchiesta del Guardian citata nel materiale.
Per le amministrazioni locali e per le aziende del distretto ceramico i costi climatici sono concreti. Spese per la gestione dell’acqua nelle produzioni, interventi straordinari sui tetti e sui magazzini dopo eventi meteorologici, maggiori premi assicurativi e interruzioni della logistica. Mentre questi costi ricadono su cittadini, imprese e bilanci pubblici, i profitti restano in gran parte agli azionisti delle major.
Le emissioni storiche e gli shock di mercato creano una redistribuzione di costi e benefici.
I costi climatici ricadono su cittadini e imprese, non sui profitti delle major.
Politiche fiscali: cosa è stato fatto in Italia e in Europa
L’Italia ha introdotto una tassazione straordinaria con il Decreto Ucraina (DL 21/2022). Ma quella misura colpiva il differenziale IVA e non gli utili effettivi, mostrando limiti tecnici. Fonte: materiale di riferimento.
Il 6 ottobre 2022 la Commissione europea ha adottato un regolamento per un “contributo di solidarietà temporaneo” sugli utili. Il contributo si applicava agli utili che eccedevano di oltre il 20% la media dei quattro anni precedenti, con aliquota minima consigliata del 33%. Fonte: materiale di riferimento. L’Italia ha recepito la norma applicando un’aliquota del 50% su una platea più ampia. La Corte Costituzionale a metà del 2025 ha dichiarato legittima quella tassa e ha respinto i ricorsi di circa venti società energetiche. Fonte: materiale di riferimento.
Nel complesso le tasse straordinarie hanno raccolto 26,15 miliardi di euro in Europa e circa 6,25 miliardi in Italia. Gli Stati hanno speso complessivamente 340 miliardi di euro nel 2022-2023 per mitigare il caro-energia. Di questi, 190 miliardi sono stati spesi nel 2022 e 150 miliardi nel 2023. Fonte: materiale di riferimento.
In Europa sono stati raccolti 26,15 miliardi di euro da tasse straordinarie.
Esempi aziendali e scelte strategiche
Alcune scelte aziendali mostrano priorità diverse. BP ha ridotto il budget per attività a basse emissioni da 5 a 1,5-2 miliardi di dollari. BP sta valutando cessioni di asset nell’eolico, biogas e fotovoltaico. ENI ha distribuito nel primo semestre del 2022 parte dei profitti straordinari sotto forma di dividendi straordinari e buyback. Fonte: materiale di riferimento.
Per le imprese del distretto questo comportamento impone di non aspettare che la transizione arrivi dall’alto. Conviene valutare progetti interni replicabili: manutenzione predittiva per i forni, recupero termico, misure di controllo qualità basate su AI per ridurre scarti e consumi, e valutazioni tecnico-economiche di electtrificazione dei processi ove possibile. Avviare un progetto pilota di manutenzione predittiva sul forno più critico è un intervento
Proposte per il futuro: meccanismi permanenti e fondi dedicati
Gli esperti propongono di sostituire misure “una tantum” con meccanismi automatici permanenti, attivati quando rendite straordinarie superano soglie predeterminate. Si suggerisce anche un contributo permanente basato sulle emissioni storiche, ispirato ai Climate Superfund adottati in Vermont e New York nel 2024. Fonte: materiale di riferimento.
Le proposte indicano la necessità che la tassazione sia applicata sugli utili netti ex-post. Le proposte chiedono il divieto di rivalsa sui consumatori e l’affidamento dei poteri di controllo ad authority come Arera e Agcm. Le entrate dovrebbero confluire in un Fondo Nazionale per la Resilienza Climatica e la Transizione Energetica. Il Fondo è destinato a proteggere famiglie vulnerabili, finanziare adattamento climatico e sostenere investimenti strutturali per ridurre la dipendenza dal gas fossile. Fonte: materiale di riferimento.
Un Fondo nazionale dovrebbe finanziare resilienza e transizione.
Cosa può fare oggi una azienda ceramica
Titolo: Tre passi concreti per proteggere il tuo stabilimento
- Misura immediatamente l’esposizione energetica: calcola il peso del costo energetico sul costo totale di produzione e la dipendenza dal gas per i forni.
- Prioritizza interventi con ROI verificabile: manutenzione predittiva, recupero termico e controllo qualità con AI riducono consumi e fermo macchina; avvia un pilota sul forno più critico.
- Intervieni sul fronte istituzionale: partecipa alle richieste di destinare i proventi da tasse sugli extraprofitti a un fondo per resilienza e transizione; firma la petizione citata nell’articolo se condividi la linea. Fonte: materiale di riferimento.
Per il distretto di Sassuolo la scelta è pratica. Investire oggi in efficienza e digitalizzazione limita l’esposizione alle oscillazioni dei mercati energetici. Le misure (anche con misure di Transizione 4.0/5.0 quando applicabili) costruiscono resilienza contro i costi climatici futuri.
Fonti:
Un assessment con Junto, sui tuoi dati di linea.
Partiamo da un caso alla volta e dai dati che già raccogli (smaltatura, curva di cottura, fine linea) e stimiamo dove un modello recupera scarto o energia. Due settimane, numeri sul tavolo, nessuna piattaforma da comprare a scatola chiusa.