Benchmark CO₂ per la ceramica: il sostegno del Parlamento Ue
Un benchmark CO₂ specifico per la ceramica modificherebbe il calcolo delle quote gratuite di emissione.
L'industria europea delle piastrelle ceramiche ha ottenuto il sostegno del Parlamento Europeo a un benchmark CO₂ dedicato al settore, dopo la pressione di Ascer e dei rappresentanti italiani. La proposta, che potrebbe aumentare le quote gratuite del 12% invece di ridurle del 34%, deve ancora superare i negoziati tra Parlamento, Commissione e Stati membri.
Il Parlamento Europeo ha sostenuto un benchmark dedicato alle emissioni per l’industria europea delle piastrelle ceramiche, secondo quanto riportato da Interior Daily. Si tratta di un passo avanti nella campagna del settore contro l’aumento dei costi del carbonio. Un benchmark CO₂ specifico per la ceramica modificherebbe il calcolo delle quote gratuite di emissione. La notizia, ripresa dal quotidiano spagnolo Valencia Plaza, arriva al termine di un anno di pressione da parte delle associazioni di categoria europee.
Il Parlamento Europeo sostiene il benchmark dedicato per la ceramica
Finora le piastrelle ceramiche non disponevano di un benchmark dedicato. Un benchmark è un parametro specifico che definisce quante quote di emissione gratuite spettano a ciascuna produzione.
Un benchmark specifico significa quote gratuite calcolate sull’impatto reale del settore. L’industria ceramica europea ha ottenuto proprio questo riconoscimento in sede parlamentare. Lo riporta Interior Daily. I costi del carbonio erano divenuti una delle voci di pressione principale sulle imprese del comparto.
I 100 milioni di euro a rischio per i produttori spagnoli
I produttori spagnoli di ceramica avevano fronteggiato una proposta di riduzione del 34% delle quote CO₂ gratuite per il periodo 2026-2030. Secondo Interior Daily, questa riduzione avrebbe potuto costringere le aziende di Castellón a pagare più di 100 milioni di euro all’anno. Castellón è il principale polo ceramico spagnolo. I costi aggiuntivi sarebbero stati legati alle emissioni.
L’associazione di settore spagnola Ascer ha guidato la risposta. Ascer ha condotto una campagna di lobbying della durata di un anno. La campagna si è svolta insieme ai rappresentanti italiani e ai politici europei. La mobilitazione congiunta con l’industria italiana mostra come la posta in gioco sia condivisa dai due distretti.
Prospettive e ostacoli normativi
Un rapporto di esperti della Commissione Europea ha suggerito un benchmark specifico per il settore ceramico. Questo potrebbe aumentare le quote gratuite del 12%. Questo valore si confronta con il taglio del 34% inizialmente proposto. Tuttavia il passaggio parlamentare non chiude la partita: la proposta richiede ancora negoziati tra Parlamento, Commissione e Stati membri.
L’ostacolo più concreto è politico. Francia e Germania si erano precedentemente dichiarate contrarie al cambiamento, e il loro peso nelle trattative trilaterali resta determinante. Ascer ha accolto favorevolmente il sostegno parlamentare, ma ha avvertito che l’esito finale del negoziato resta incerto.
Il negoziato sul benchmark CO₂ ceramica
La fase che ora attende il settore è il trilogo. Si tratta della trattativa tra Parlamento Europeo, Commissione e governi dei Paesi membri. L’obiettivo è trasformare il sostegno parlamentare in norma applicabile. Il nodo da sciogliere è la posizione di Francia e Germania, contrarie in precedenza all’introduzione del benchmark dedicato; il quadro può essere confermato o rimescolato dalla loro presa di posizione finale. Per il periodo 2026-2030 restano in discussione due scenari opposti. Il primo è la riduzione del 34% delle quote gratuite inizialmente proposta. Il secondo è l’aumento del 12% indicato dal rapporto di esperti della Commissione. Le stime sui costi restano il termine di riferimento del dibattito fino alla definizione del testo.
Fonti:
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