Casi dal distretto

L'IA che disegna le lastre: il caso Italgraniti nel distretto di Sassuolo

Non è la cottura, e non è la difettologia: il primo reparto del distretto dove l'intelligenza artificiale lavora davvero è quello grafico. Italgraniti ha messo in produzione, da gennaio 2025, un software che decide dove depositare il colore sulla lastra. Un anno prima, Marazzi e Reply avevano aperto la strada.

Marta Bregoli Pubblicato Aggiornato 8 min di lettura Casi dal distretto
Lastra di gres porcellanato di grande formato con una texture grafica complessa, illuminata di taglio in un reparto di produzione ceramica
TL;DR

Da gennaio 2025 Italgraniti (Sassuolo) usa in produzione un software di intelligenza artificiale su misura che aiuta i tecnici a far corrispondere il design grafico con la struttura della lastra, suggerendo dove depositare il colore. È lo sviluppo di una strada aperta nel 2023 da Marazzi con Reply e ACPV Architects, arrivata nell'aprile 2025 a lastre di gres di grande formato realmente prodotte. I risultati (più velocità di processo, meno scarto di materiale) sono dichiarati dalle aziende stesse: nessuna delle due ha pubblicato numeri verificati in modo indipendente. Il fenomeno però è reale e concentrato in un punto preciso della filiera: la grafica, non la cottura.

Nel distretto ceramico di Sassuolo si parla spesso di AI applicata alla cottura, alla difettologia, all’energia. C’è però un reparto dove l’intelligenza artificiale è già in produzione, con un caso nominato e verificabile, ed è quello che meno ci si aspetterebbe: la grafica. Il punto della filiera dove si decide come deve apparire una lastra di gres, prima ancora che entri in forno.

Perché proprio la grafica?

Perché è lì che un errore si vede subito, ed è costoso da correggere dopo. Sulle lastre di grande formato, il disegno non è un decoro applicato: deve seguire la struttura fisica del materiale, la sua superficie, i punti in cui il colore va depositato con più o meno densità per ottenere l’effetto (marmo, pietra, cemento) che il cliente ha scelto. Farlo a mano, lastra per lastra, è un lavoro da tecnici specializzati, lento e con margini di errore che si pagano in materiale scartato.

Il precedente: Marazzi, Reply e una pipeline generativa

La prima pietra l’ha messa Marazzi, insieme a Reply e allo studio di architettura ACPV Architects. Dal 2023 le tre realtà hanno sviluppato una pipeline di intelligenza artificiale generativa: non un semplice filtro grafico, ma una sequenza che genera l’immagine, la elabora con tecniche di inpainting e outpainting per correggere e ampliare le porzioni mancanti, e la porta a una risoluzione di stampa adatta alla produzione industriale.

Per due anni è rimasto un progetto dimostrativo. Poi, nell’aprile 2025, è arrivato il salto: lastre di gres porcellanato di grande formato realmente prodotte con questa pipeline, destinate alla sede rinnovata di Reply a Torino (l’edificio De Sonnaz, inaugurato in autunno 2025). Le due aziende parlano di una riduzione significativa dei costi di acquisto e trasporto del materiale, ma senza pubblicare una cifra.

Il caso Italgraniti: dal pilota alla produzione corrente

Un anno dopo il primo esperimento Marazzi, un’altra azienda del distretto ha portato lo stesso principio nella produzione quotidiana. A Cersaie 2025, il CEO di Italgraniti Francesco Maturo ha descritto così l’introduzione dell’AI in azienda, dal gennaio 2025: “Abbiamo introdotto l’IA sia a livello di processo sia di prodotto. Si tratta di un software realizzato ad hoc per noi, che aiuta i tecnici a far corrispondere design grafico e struttura […] è in grado di elaborare, analizzare e suggerire dove andar meglio a depositare il colore sulla lastra di materiale.”

Non un progetto vetrina, quindi, ma uno strumento su misura, sviluppato per un caso d’uso preciso: la corrispondenza tra grafica e struttura della lastra. Nell’intervista Maturo cita anche un sistema di selezione ottica capace di rilevare anomalie sotto il millimetro con apprendimento automatico dagli errori, un dettaglio che si avvicina al controllo qualità, ma che qui resta secondario rispetto al cuore del progetto: la grafica.

Non è la fabbrica con più algoritmi a vincere, ma quella che sceglie un punto preciso della filiera (qui la grafica, non la cottura) e ci costruisce sopra uno strumento fatto su misura.

Quanto vale davvero, e cosa non sappiamo

Onestà prima di tutto: nessuno dei due casi ha numeri verificati in modo indipendente. Italgraniti parla di maggiore velocità di processo e precisione; Marazzi di costi di materiale e trasporto ridotti in modo significativo. Sono affermazioni legittime, coerenti con il tipo di intervento, ma dichiarate dalle aziende stesse, non misurate da un ente terzo, non pubblicate come percentuale verificabile. Chi legge questo pezzo per decidere se investire in un progetto simile deve saperlo: qui si copia l’approccio, non si replica un ROI documentato, perché quel numero le aziende non l’hanno reso pubblico.

Il contesto, però, spiega perché il distretto si muove in questa direzione con più di un’azienda in parallelo. Il settore ceramico italiano vale 7,5 miliardi di euro di fatturato, con 248 aziende e oltre 26.000 addetti diretti (dati Confindustria Ceramica 2024), e brucia gas per circa metà della sua energia di processo. Il distretto chiede da tempo di azzerare il differenziale tra il prezzo del gas italiano (PSV) e quello europeo (TTF), oggi tra i 2 e i 5 €/MWh. In un conto economico così sensibile all’energia, ogni efficienza recuperata altrove nella filiera (anche in un reparto non energetico come la grafica) aiuta il margine complessivo.

Cosa può portarsi a casa un’azienda del distretto

Il segnale più utile di questi due casi non è la tecnologia in sé, ma dove è stata applicata: non il reparto più citato nelle conferenze (la cottura, l’energia), ma un punto specifico della filiera dove un errore costava tempo e materiale in modo misurabile, anche se non pubblicamente quantificato. Chi in un’azienda ceramica valuta un progetto simile dovrebbe partire dalla stessa domanda che sembrano essersi posti sia Marazzi sia Italgraniti: qual è, nella mia filiera, il punto dove un piccolo errore di oggi costa il massimo in materiale e tempo domani? È lì, più che nell’reparto più discusso, che un progetto di AI fatto su misura ha le maggiori probabilità di ripagarsi.

Domande frequenti

Cosa fa esattamente il software usato da Italgraniti?

Secondo l'azienda, aiuta i tecnici a far corrispondere il disegno grafico con la struttura della lastra, elaborando e suggerendo dove depositare il colore sul materiale. È un software realizzato su misura per l'azienda, introdotto dal gennaio 2025 sia a livello di processo sia di prodotto.

Marazzi ha fatto la stessa cosa?

È il precedente diretto. Dal 2023 Marazzi, con Reply e lo studio ACPV Architects, ha sviluppato una pipeline di AI generativa (dalla generazione dell'immagine fino a inpainting, outpainting e super-risoluzione) per creare grafiche a risoluzione di stampa. Nell'aprile 2025 il progetto è arrivato a lastre di gres di grande formato realmente prodotte e installate.

I risparmi dichiarati sono verificati?

No. Sia Italgraniti sia Marazzi parlano di maggiore velocità di processo, precisione e riduzione dei costi di materiale, ma sono affermazioni delle aziende stesse, riprese dalla stampa di settore: non risultano misurate o certificate da un ente indipendente. Vanno lette come indicazione di tendenza, non come dato di bilancio.

Perché il distretto ha fretta di adottare questi strumenti?

Perché il costo energetico pesa moltissimo su ogni piastrella prodotta, e il distretto lavora sul differenziale tra il prezzo del gas italiano (PSV) e quello europeo (TTF). Qualunque efficienza recuperata in un punto della filiera (anche non energetico, come la grafica) aiuta il conto complessivo in un settore dove i margini si giocano su pochi punti percentuali.

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Redazione ai ceramica

Marta Bregoli

Ingegnere dei materiali. Segue processo, cottura e innovazione nel distretto ceramico da dodici anni: prima in laboratorio qualità, oggi tra i dati di linea.